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Filosofia pedagogica
Vygotskij ha osservato che è il contesto sociale di riferimento e la possibilità di stimoli e di esperienze che promuovono o al contrario possono inibire le potenzialità creative
Arte e creatività quindi viste non solo come la possibilità di divenire un artista ma come strumento per acquisire competenze quali la capacità di risoluzione di problemi in modo diversificato e innovativo. Fondamentale quindi lasciare ai bambini la possibilità di esplorare e scoprire il loro talento artistico e creativo.
All’interno dell’atelier il bambino ha la possibilità di venire a contatto con più materiali, più linguaggi, più punti di vista, di usare contemporaneamente mani, pensiero e emozioni dando modo di valorizzare l’espressività e la creatività di ogni bambino. (cento linguaggi Malaguzzi)
Maria Montessori, ha portato avanti in Italia idee simili sul concetto di esperienza in cui il bambino ha modo di manifestare esternamente il suo pensiero interno. (la mente del bambino).
Munari: Gli obiettivi del suo metodo sono finalizzati a sviluppare la fantasia, la creatività, la libertà di pensiero, la spontaneità e la curiosità. Ed è così che all’interno del laboratorio il gioco diventa un mezzo per raggiungere la conoscenza, che è poi il metodo ormai utilizzato anche dalla televisione che in alcune programmazioni per bambini segue l’idea d’insegnare giocando attraverso stimoli e modalità d’interazione. Il credo di Munari è racchiuso in una frase che spesso ha ripetuto: «un bambino creativo è un bambino felice» perché può esprimere liberamente sentimenti ed emozioni.
Bruno Munari nel suo libro Fantasia sostiene che la fantasia sarà più o meno fervida a seconda della quantità di relazioni che riuscirà a realizzare, quindi un individuo di cultura molto limitata avrà una fantasia ridotta, e di conseguenza se vogliamo che i bambini diventino persone creative dotati di una fantasia sviluppata dobbiamo fare in modo che memorizzino più dati possibili, permettendogli in questo modo  di fare più relazioni possibili oltre che permettere loro di risolvere i propri problemi ogni qualvolta si presentino.
Secondo Munari per produrre fantasia, creatività e invenzione è necessario creare delle relazioni ed è possibile solo tra ciò che conosciamo, inoltre per fare arte non basta essere creativi ma si devono conoscere le tecniche, avvalendo quindi l’idea che l’esperienza è fondamentale.
Le arti hanno la capacità quindi di trasmettere competenze attraverso momenti prettamente giocosi e divertenti ed è per quello che sono facilmente assimilabili dai bambini mantenendo contemporaneamente un ruolo insostituibile nella loro crescita, preparandolo ad affrontare la vita e a costruire attivamente una società migliore con la propria unicità e personalità perché come diceva Bruno Munari «la società del prossimo futuro è composta da adulti che oggi sono bambini; quello che resterà impresso nella loro mente oggi, formerà il loro carattere domani[1]»
Munari condivideva con Maria Montessori  la libera scoperta, la sperimentazione e l’autostima racchiuso nel suo motto aiutami a fare da me
Malaguzzi: Loris Malaguzzi, è divenuto famoso anche all’estero per il suo metodo Reggio Emilia. Il suo metodo formativo come per quello di Munari è rappresentato dalla coesistenza della motivazione e soprattutto dal piacere di apprendere. La scuola di Reggio è una combinazione unica originale nel suo porre l'accento sulla spontaneità individuale e lo sforzo di gruppo. I bambini hanno un’enorme libertà nelle risorse da cui attingere. Principio ispiratore della scuola di Reggio Emilia è «niente senza gioia[2]». Secondo Malaguzzi, i bambini apprendono non necessariamente da ciò che gli viene insegnato, ma anzi l’apprendimento è il frutto della loro stessa attività oltre che delle risorse di cui sono dotati. Malaguzzi sostiene che l’attenzione deve essere rivolta al bambino piuttosto che all’insegnante, al processo realizzativo delle attività piuttosto che al prodotto finale per raggiungere in questo modo un arricchimento individuale del bambino. Compito degli adulti fornire il giusto contesto, creare attività e situazioni e soprattutto l’adulto deve essere in grado di ascoltare, considerando il bambino un essere umano portatore di forti potenzialità, di sviluppo ricordando che apprendono e crescono in relazione con gli altri